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Val Febbraro (foto Consorzio Promozione Turistica Valchiavenna)
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Isola, frazione di Madesimo (scorri la gallery!)
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Isola
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Prendendo quota verso Ca' Raseri
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Ca' Raseri e le sue tipiche baite
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Chiodia, altro nucleo rurale
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Cascate della val Febbraro
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Spettacoli di ghiaccio
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Arrivando a Borghetto
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Borghetto
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Borghetto
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Borghetto
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Borghetto
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Borghetto
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Borghetto
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Borghetto
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Borghetto
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Borghetto
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Borghetto
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Borghetto
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Quanta neve sui ponti sul Febbraro
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"Linguacce" di neve
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Indicazioni alla partenza da Isola
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Segnaletica per Frondaglio e Pian dei Cavalli, inizialmente comune
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Indicazioni per la val Febbraro e Borghetto
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Lungo il tratto finale, un bivio (estivo) seminascosto
Lombardia

Val Febbraro

IN BREVE
Partenza: Isola, 1280 mslm (parcheggio oltre la chiesa, sulla destra)
Arrivo: Borghetto, 1950 mslm circa
Difficoltà e pericoli: oltre Borghetto valutare la neve per un'eventuale prosecuzione al passo di Baldiscio. Fino a Borghetto ciaspolata tutto sommato sicura salvo situazioni di forte innevamento e instabilità del manto visto che la mulattiera finale attraversa un solco che potrebbe scaricare e sfiora 3-4 pendii abbastanza ripidi per quanto brevi.
Nota: le fotografie (esclusa la prima, cortesa di www.campodolcino.eu) sono state scattate durante una giornata soleggiata ma caratterizzata da un forte anticiclone di matrice africana che, oltre all'umidità, ha trascinato con sé un antiestetico pulviscolo che non solo ha alterato i colori del cielo ma ha anche elevato i valori di polveri sottili registrati dalle centraline di tutta la montagna lombarda (23/2/2021).

La ciaspolata a Borghetto, sui soleggiati pendii dell'alta val Febbraro, si può dividere in tre settori. 
Il primo è la risalita da Isola, frazione di Madesimo, fino ai dintorni di Ca' Raseri (circa 1500 mslm). Si evita di seguire la strada asfaltata e, proprio davanti alla parrocchiale, si prende una ripida pista che si dirige verso le radure ad ovest del paese (indicazioni "val Febbraro"). La traccia è spesso marcata, si tratta infatti di un percorso molto frequantato da ciaspolatori, scialpinisti ed appassionati di arrampicata su ghiaccio vista la presenza delle cascate della val Febbraro che richiamano numerosi appassionati di questa disciplina. Oltre alle tracce di chi è passato prima, sono presenti paline rosa e paline verdi nonché alcune indicazioni escursionistiche.
Dopo un inizio davvero tosto, in cui si guadagnano circa duecento metri di dislivello, si raggiunge una radura innevata: alla destra si notano appunto Ca' Raseri e, più in alto, Stabisotto; a sinistra, invece, la traccia verso l'Alpe Frandoglio. Si evita questa direzione per addentrarsi in val Febbraro seguendo l'esile traccia che corre a breve distanza dal torrente. Ca' Raseri, però, non va trascurato: è uno degli alpeggi più interessanti della valle e sono proprio questi antichi nuclei rurali ad essere uno dei motivi di maggior fascino della ciaspolata. Le costruzioni, infatti, si ispirano alla tecnica del "carden" o "block-bau", uno stile tipico delle popolazioni walser e che assegna un ruolo primario al legno. 
Inizia oltre Ca' Raseri il secondo settore della ciaspolata: all'ombra per quasi tutto il giorno, è il momento più facile dell'escursione perché si procede sostanzialmente in piano. Rifiatando si ha anche modo di ammirare le cascate della val Febbraro.
Poco oltre questo vertiginoso salto d'acqua, ghiacciato per lunghi tratti dell'inverno, dove la valle sembra chiudersi e non lasciare possibilità per proseguire, s'incontra l'ultimo ponte sul torrente Febbraro. Lo si percorre portandosi sull'altra riva ed inizia così il terzo ed ultimo settore della ciaspolata.
Si entra nel bosco e si inizia una tortuosa serie di tornanti innevati che prendono quota rapidamente portando da circa 1595 metri di quota ai 1900 metri dell'antico nucleo di Borghetto. Non appena si esce dal bosco si annunciano le prime case: un ultimo strappo in campo aperto e la meta è conquistata. Borghetto, come racconta il pannello informativo presente ad Isola, è un territorio abitato da migliaia di anni: cacciatori del Mesolitico frequentavano questi pendii e prova ne è il ritrovamento di una pietra scheggiata, risultato di una lavorazione preistorica.
Si può, come premesso, proseguire oltre verso il passo di Baldiscio ma è richiesta una maggiore capacità di valutazione locale del pericolo oltre ad un buon senso dell'orientamento. Da evitare anche in caso di scarsa visibilità. Baldiscio deriva  da “balteus”, cioè "balza, zona scoscesa e ripida" e questo invita alla prudenza!
La storia del passo di Baldiscio è curiosa e prendiamo in prestito le parole di Albano Marcarini nel suo sito "Sentieri d'autore" per raccontarne alcuni frammenti. 
"Il passo del Baldiscio non ha un grande rilievo. Pochi sanno dov’è, nessun personaggio storico lo ha mai varcato, non lo ha fatto il Barbarossa e neppure Goethe. Collega la Val Mesolcina con la Val San Giacomo, i Grigioni con la Lombardia, la Svizzera con l’Italia. Non è lontano dallo Spluga. Lo utilizzavano gli alpigiani per i pascoli estivi. La sua altitudine è comunque considerevole: 2352 metri. 
Dunque inutile parlarne se non fosse per la svista di uno sbadato cartografo e per l’accesa querelle diplomatica che ne dipese, uno dei vari dissidi insorti sul confine italo-svizzero che, diversamente dalle apparenze, non è mai stato del tutto pacifico. Al Baldiscio il confine non segue lo spartiacque, deborda a ovest a favore dell’Italia, includendo l’alpeggio della Serraglia. Questione di antichi possessi, risalenti al XIII sec., che gli abitanti di Mesocco, svizzeri della Mesolcina, non hanno mai digerito. Ci furono vertenze, memoriali, sequestri di bestiame e litigi sfociati in violenza, durati secoli.
Nel 1892 viene pubblicato il foglio 6 della Carta d’Italia dell’Istituto Geografico Militare, il primo rilievo ufficiale del Regno a scala 1:100 mila. Nella carta, inspiegabilmente, il confine del Baldiscio è fissato sulla linea spartiacque e non più sul limite tradizionale della Serraglia. Se gli Svizzeri cercavano un appiglio per rivendicare presunti diritti eccone uno, più che buono e insperato in quanto legittimato proprio dalla parte avversa. Così che la questione non riguarda più solo la proprietà dei pascoli, ma anche la sovranità politica del territorio.
L’errore è lampante anche se nessuno pare accorgersene, o forse, in Italia, nessuno ne dà peso avendo a che fare con ben altre rivendicazioni sul confine orientale. In seguito si scoprì che la causa fu dovuta a una superficiale ricopiatura della corrispettiva carta svizzera, di qualche anno anteriore, e che evidentemente vedeva la questione dal suo punto di vista.
Passano nel silenzio alcuni anni. Il 26 luglio 1906, qualche settimana dopo l’inaugurazione della galleria del Sempione che doveva suggellare la fratellanza fra Italia e Svizzera, l’”anzëiger”, ovvero il delegato alla forza pubblica di Mesocco, sale alla Serraglia e sequestra 12 cavalli e 200 pecore degli alpigiani italiani, ritenendo gli animali in territorio elvetico.
Immediata la ritorsione, con il sequestro di animali dell’opposta fazione. Nel 1907 si nomina una commissione mista per addivenire a una soluzione pacifica. Si dovettero riesumare documenti antichi, dibattere sul loro valore, riconoscere o disconoscere toponimi antichi (da cui conseguivano le ipotesi di posizionamento del confine), stabilire da chi e a chi e per quanto tempo furono affittati gli alpeggi, a chi si versava l’imposta prediale, riscontrare altre cartografie e mappe catastali. Infinite discussioni che, alla fine, non portarono a nulla, restando ognuno sulle proprie convinzioni.
Nel 1910 gli Svizzeri chiesero formalmente di fissare il confine al colmo del passo del Baldiscio. Di fronte al fermo rifiuto italiano i delegati confederali si dichiaravano disposti a una tacita accettazione, ma solo “pro bono pacis”, per non sollevare spiacevoli conseguenze.
I cartografi italiani si affrettarono a rettificare le loro carte. Nel 1930 un cippo – il numero 15 – fu fissato al limite della Serraglia, circa un chilometro al di là del passo. Il 24 luglio 1941 una Convenzione ratifica lo stato di fatto ponendo – forse – termine alla questione. Un po’ di ruggine è rimasta. Per rimarcare una sottile diversità di vedute, gli italiani chiamano il passo Baldiscio, gli svizzeri Balniscio!"


Clicca per aprire la mappa Kompass, da usare esclusivamente come riferimento. I percorsi invernali differiscono spesso da quelli estivi e vanno adattati alle condizioni oggettive (le mappe Kompass abitualmente indicano in azzurro la traccia invernale).

Sempre riguardo alla val Febbraro, è interessante leggere quanto riportato dal sito http://www.campodolcino.eu/ e disponibile all'indirizzo http://www.campodolcino.eu/it/la-valchiavenna-in-inverno/Con-le-ciaspole-da-Isola-a-Borghetto-per-la-Val-Febbraro.html

"Tutte le valli, i gruppi montuosi, le formazioni rocciose, i boschi e i prati, hanno una loro naturale predisposizione a suscitare nell´osservatore le più differenti sensazioni.
La val Febbraro che andremo a percorrere, con i suoi angoli suggestivi, le cascate, gli splendidi alpeggi, il torrente stesso, quasi impone una sorta di gaia leggerezza, predisponendo l´animo alla tranquillità ed alla contemplazione.
L´itinerario che andiamo a proporre, sebbene in veste invernale e con le ciaspole ai piedi, non ci impedirà momenti di riflessione e approfondimento sull´aspetto storico e culturale.
L´escursione si diparte da Isola (1253 mslm) nel comune di Madesimo presso il lago artificiale nel cuore della Valle del Liro.
Il paesino, la cui originale toponomastica è dovuta al fatto che anticamente sorse su una vera e propria isola circondata da terreni paludosi, è caratteristico e piacevole ma parzialmente penalizzato dalla presenza dell´ingombrante centrale idroelettrica.
Raggiungiamo percorrendo un´erta salita con il fondo in pavè la bella chiesetta del '400 dedicata ai santi Martino e Giorgio.
Da qui è possibile seguire la strada consortile, nel periodo estivo aperta ai soli mezzi dotati di permesso, oppure salire direttamente per dossi innevati sino a raggiungere il ponte (1487 mslm) che attraversa il torrente Febbraro.
Siamo ora proprio all´imbocco della valle, delimitata a nord dalle pendici dapprima boscose e poi prative dei P.zi dei Piani, e a sud dai terrazzamenti del Pian dei Cavalli.
Sul versante settentrionale subito dopo il ponte è interessante visitare l´alpeggio di Cà Raseri dove si potranno ammirare baite costruite con la tecnica detta del "carden", altrimenti nota come blockaus, particolare stile architettonico diffuso
nell´intero arco alpino dalle popolazioni Walser di origine germanica. Questo stile prevede l´utilizzo di tronchi squadrati sovrapposti, incrociati e incastrati negli angoli a costituire le pareti.
Per chi avesse energie da spendere e compatibilmente con i tempi dell´escursione, altre costruzioni simili sono visibili nei vicini alpeggi di Stabisotto e Canto.
Ritornando al ponte e attraversandolo ci troveremo sul versante meridionale della val Febbraro e in breve ad un altro bivio. Ignoriamo la segnaletica presente che ci indica, in direzione sud, Alpe Frondaglio e proseguiamo in direzione ovest sulla carrozzabile seguendo l´indicazione per Borghetto e il passo del Baldiscio.
Percorriamo ora la valle fiancheggiando il torrente in leggera pendenza in un magnifico ambiente naturale. In capo ad una mezz´ora potremo scorgere sulla destra una delle principali attrattive della valle: la meravigliosa cascata di Borghetto. In questa stagione è completamente ghiacciata e con un po´ di fortuna potremmo vedere in azione qualche cordata di cascatisti.
Proseguiamo e camminando nel silenzio rotto solo dal frusciare delle ciaspole, viene quasi naturale lasciar vagare la mente e immaginare uomini preistorici intenti ad una spedizione di caccia, oppure carovane di muli che trasportano merci in Val Mesolcina attraverso il passo del Baldiscio. Sì, perchè come ricorda il pannello esplicativo più a valle, in questo tratto delle Alpi, recenti scavi archeologici hanno portato alla luce manufatti, utensili, resti di bivacchi che testimoniano attività umane risalenti a 6/7000 anni addietro. In breve giungiamo alla fine del tratto pianeggiante o comunque della rotabile in assenza di neve.
Attraversiamo di nuovo il torrente su una passerella, (1596 mslm) ritornando sul versante settentrionale e iniziamo a salire una bella e ripida mulattiera che si snoda in uno stupendo bosco di conifere. In funzione del quantitativo e della qualità della neve questo tratto, 300 metri circa, potrebbe risultare piuttosto impegnativo.
Usciti dal bosco guadagniamo rapidamente i pascoli innevati dell´Alpe Borghetto (1897 mslm) la cui bellezza, la tranquillità e l´impagabile vista ci ripagano dell´ultimo sforzo.
Prendiamoci un momento di respiro e ammiriamo lo spettacolo delle cime innevate che ci circondano. Incombono, quasi a chiudere l´imbocco della valle a est le spettacolari piramidi del Pizzo Emet, del Monte Mater, del Groppera e del Pizzo Stella.
A nord in tutta la loro bellezza le cime gemelle dei Pizzi dei Piani e la mole del Pizzo Ferrè.
A sud e sudovest i profili meno arditi, ma comunque interessanti e meta di escursionisti e scialpinisti, del Pian dei Cavalli e del Filo di Barna. Da questo stupendo balcone sono possibili numerosi altri itinerari, però più impegnativi, per cui soprattutto nel periodo invernale, è consigliabile farsi accompagnare da una guida.
Tuttavia in condizioni di tempo stabile e con il manto nevoso ben assestato, chi avesse ancora gambe e fiato potrebbe ampliare l´escursione, senza correre particolari rischi, raggiungendo con un´ora circa di ciaspolata il passo del Baldiscio (2350 mslm). Oppure optare per il rientro a Isola, descrivendo così una sorta di anello, raggiungendo il bel dosso dell´Alpe dei Piani (2066 mslm) in direzione nord e piegando poi decisamente a est verso i visibili nuclei di Chiodia e Stabisotto.
Da qui il rientro a Isola ripercorrendo l´itinerario fatto in salita".


SUL WEB
E per quando la neve si scioglie.. su www.cicloweb.net trovi tante opportunità per camminare d'estate e pedalare tra sentieri, strade e piste ciclabili.
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